FORMICA RUFA


Nei boschi dell’arco alpino e degli Appennini esistono quattro specie molto simili, indicate come appartenenti al gruppo Formica rufa, fondamentali nel mantenimento dell’equilibro boschivo.

Le formiche rosse vivono in enormi colonie con fino a un milione di esemplari. L’influenza di questi insetti sull’ecosistema bosco è notevole: migliorano la qualità del terreno, disperdono i semi delle piante e possono tenere a freno i parassiti.

Di colore rosso ruggine, con addome, zampe e antenne scure, la formica rufa non possiede pungiglione ed è lunga fino a 8/10 millimetri, con un potente apparato mandibolare.

Per soddisfare le esigenze alimentari di una colonia di formiche le operaie riescono a catturare quotidianamente fino a 4 mila larve di coleotteri e 50 mila insetti. Nelle nostre zone la formica rufa è particolarmente utile in quanto si nutre anche delle larve della processionaria, senza subire danni dai peli urticanti.

Ogni colonia è organizzata in caste: ci sono le operaie, le regine e i fuchi, ovvero i maschi. Le operaie costruiscono il nido, procurano il cibo e nutrono le regine e le loro covate, oltre a difendere la colonia. Si muovono in fila indiana, perfettamente coordinate e non hanno ali. I fuchi, di colore nero e muniti di ali, vivono in primavera e sono destinati ad una brutta fine dopo l’accoppiamento: muoiono infatti cacciati da predatori o per sfinimento.

La regina, grande due volte un’operaia, vive al centro del nido e funge da coordinatrice del formicaio, accudita e riverita da tutte le sue sottoposte. Le regine giovani hanno le ali e sono destinate alla riproduzione. Quando sono completamente sviluppate vengono inseminate dai maschi durante il volo nuziale, che avviene in primavera; solo allora si porteranno a terra, si strapperanno le ali e inizieranno la deposizione delle uova, dalle quali si schiuderanno in gran parte formiche operaie. A seconda della temperatura di deposizione delle uova e del nutrimento che sarà fornito alle larve, ciascun insetto andrà ad appartenere ad una delle tre caste.

Insetti onnivori, le formiche rufe sono aggressive e territoriali ed attaccano le colonie delle altre specie, scatenando battaglie per il controllo del territorio. Si nutrono di invertebrati e di afidi trovati sugli alberi, alcuni dei quali vengono trattenuti vivi nel formicaio ed allevati per produrre la melata, un liquido zuccherino ricco di sostanze nutritive che gli afidi ottengono dalla linfa delle piante. Proprio nutrendosi di melata le formiche riescono a garantirsi il necessario sostentamento invernale.

Dimensioni delle colonie: da 100’000 a 1’000’000
Aspettativa di vita: le regine fino a 20 anni, i maschi generalmente solo pochi giorni, le operaie da 1 a 5 anni

Cacciano in gruppo circondando la preda: la attaccano e la spruzzano di acido formico che contengono nell’addome in quantità pari ad un quinto del loro peso; così facendo la immobilizzano, per portarla nel formicaio ancora viva senza che si dibatta durante il trasferimento.

Questa prerogativa di poter spruzzare acido formico si rivela particolarmente utile per ghiandaie, storni, picchi e corvi, che date le loro dimensioni non corrono il rischio di venire paralizzati e di proposito vanno a disturbare i formicai, così che l’acido che le formiche spruzzano per difendersi, con una gittata anche di 30 centimetri, li liberi senza particolare fatica dai parassiti che si nascondono tra le loro piume.
 

IL NIDO È UNA VERA E PROPRIA OPERA DI INGEGNERIA ARCHITETTONICA

Il nido di formica rufa viene costruito nei boschi di conifere nei pressi di un tronco mettendo insieme aghi di abete, pezzi di legno e piccoli ramoscelli. Talvolta raggiunge i 2 metri d’altezza, specialmente nelle aree più ombrose. Quello che vediamo esternamente è soltanto l’acervo, sorta di tetto della vera e propria dimora scavata sotto terra. Un vero e proprio reticolato di gallerie e stanze disposte su più piani, cui si accede da fessure nel terreno che vengono chiuse se piove o fa freddo.

D’inverno, infatti, la formica rufa si racchiude nei nidi attuando una sorta di letargo durante il quale riduce al minimo la sua attività, riuscendo a passare indenne la stagione fredda. Soltanto al termine di questo periodo riprenderà la sua proverbiale operosità.

La formica rufa è una specie protetta che contribuisce al controllo dei parassiti delle piante, tant’è che negli anni ‘70 fu introdotta nei rimboschimenti di pini e abeti per evitare le aggressioni infestanti.

Una colonia di formiche conta anche oltre mezzo milione di individui, il che contribuisce a disinfestare dagli insetti nocivi le aree dove si insedia, attuando una sorta di lotta biologica di sicuro effetto. A tal proposito la formica rufa è specie protetta, inserita nella categoria “quasi a rischio” della lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, istituita nel 1948.

A provocare danni a questa specie sono il disboscamento, l’uso di pesticidi e talvolta la noncuranza dei turisti o degli escursionisti: la formica rufa è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e se il nido viene smosso bastano piccoli sbalzi per impedire alle giovani formiche di svilupparsi. Anche picchi, tassi e volpi possono danneggiare i formicai.

Le formiche migliorano la qualità del suolo

Grazie alle attività svolte dalle formiche rosse, il terreno si arricchisce di nutrienti e viene smosso e mescolato, aumentando così contemporaneamente anche l’apporto di ossigeno. Se ne avvantaggiano microrganismi e funghi che contribuiscono a loro volta alla disponibilità di sostanze nutritive e a una migliore struttura del terreno. 

La formica rossa aiuta inoltre le piante nella dispersione dei semi. Alcune specie, come il bucaneve o il gigaro scuro, hanno sviluppato una particolare forma di collaborazione con le formiche. Esse formano sui semi un’appendice particolare, ricca di grassi, detta elaiosoma, di cui le formiche si cibano. Durante il trasporto o nel nido queste appendici vengono consumate dalle formiche, mentre i semi, rimasti intatti, vengono dispersi e possono germogliare in un nuovo ambiente. 

Non da ultimo, le formiche costituiscono un’importante fonte di nutrimento per diverse specie: primo fra tutti il picchio nero, che si nutre principalmente di formiche, mentre altri uccelli come il picchio verde o il gallo cedrone se ne cibano abitualmente. Anche altri insetti, come le larve del coleottero, si nutrono delle uova e larve delle formiche.

Per difendersi dai predatori, le formiche rosse producono acido formico, che viene secreto da una ghiandola presente nell’addome dell’insetto e che può essere spruzzato fino a un metro di distanza. L’acido formico genera prurito anche nell’uomo. In autunno e inverno le formiche non sono attive e non producono l’acido, situazione che il picchio nero sfrutta nutrendosi di formiche rosse soprattutto in questo periodo.

Importanza delle formiche dei boschi per la natura

L’eventuale scomparsa delle formiche rosse avrebbe da un lato ripercussioni per l’equilibrio ecologico e la catena alimentare nel bosco, e dall’altro anche conseguenze dirette per l’uomo. Le formiche contribuiscono infatti a evitare la proliferazione di diverse specie di parassiti. Ad esempio, dove ci sono le formiche rosse si registra una presenza nettamente inferiore di zecche, anche se non è chiaro se ciò sia legato a una soppressione diretta delle zecche da parte delle formiche, o all’alterazione del microclima in prossimità del formicaio. Anche gli amici del miele di bosco approfittano della presenza delle formiche. La melata delle colonie di pidocchi, protette dalle formiche rosse, costituisce anche una fonte di nutrimento per le api. Se disponibile in quantità, il raccolto di miele sarà sensibilmente maggiore. 

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